FASCINO, MAGIA e SPLENDORE dell'ANTICO EGITTO nei LIBRI di Maria PACE, ispirati al celeberrimo "PAPIRO di TORINO - IL LIBRO dei MORTI degli ANTICHI EGIZI" VENITE A CONOSCERLI. RICHIEDETE i libri ad Amazon oppure in rete o anche direttamente all'autrice, SCONTATI e con DEDICA PERSONALIZZATA a questo indirizzo: mariapace2010@gmail.com
L'EGITTO dei FARAONI
DJOSER e I LIbri di Thot
DJOSER e I Giardini di Osiride
DJOSER e il ritorno di Hapy
ANTICO EGITTO - Faraoni e Regine
ANTICO EGITTO - Credenze Religiose
ANTICO EGITTO - La Scrittura... La magia dei Geroglifici
venerdì 11 ottobre 2019
IL "PORTALE DEI DUE ORIZZONTI"
Si accostò piano, sempre con lo sguardo basso, poi
salutò:
“O
Residenza-del-Mistero, omaggio a te.
Io
sono venuto a te.
Concedi che io abbia possesso...”
Come per incanto, alle spalle del Portale il grande
bagliore andò pian piano smorzando, consentendogli di spingere in avanti lo
sguardo e di avvertire una strana percezione: quella di muoversi in uno spazio
senza tempo. Né fine, né principio. Uno spazio dilatato dai Due-Orizzonti,
ognuno dei quali corrispon denti ad una emozione dello spirito: la capacità di
leggere i propri sentimenti riflessi nel Libro-della-Natura.
Due-Orizzonti spalancati davanti a lui. Due
battenti. Cielo e Terra: Nut e Geb, Signora del Cielo e Signore della Terra, i
Due Amanti Divini, divisi dalla gelosia di Shu, Signore dell’Aria, che soltanto
lì, all’Orizzonte, potevano incontrarsi, abbracciarsi ed amarsi.
In nessun’altra parte dell’Universo!
Soltanto all’Orizzonte
Geb stava sdraiato sulle cime dirupate
dei monti, Nut, la
bellissima Signora-del-Cielo, era distesa sopra di
lui, in un abbandono amoroso e sensuale. Ogni linea, ogni curva, ogni ansa del corpo di lei, sinuoso e morbido, si
fondeva perfettamente con gli incavi, i rigonfiamenti, le linee di lui. Erano
di una bellezza incomparabile. Indescrivibile. Divina. Il volto di Nut, diafano e come attraversato
dal sole, di una purezza assoluta, era incorniciato da capelli di lapislazzulo
blu, che spargevano sul suo volto e su quello di Geb, una luce azzurrina. Le
labbra carnose e sensuali, cercavano quelle dell’amato, altrettanto carnose e
sensuali. Le mani, affusolate e bianche, accarezzavano il capo e il corpo di
Geb e quando si staccavano, nel vortice della passione, toccavano frementi,
cerri e nembi, strizzandoli e mutandoli in pioggia oppure staccavano picchi di
rocce che cadevano in acqua formando isolotti.
Gli Amanti Divini!
Djoser conosceva la loro storia d’Amore. Profonda ed
osteggiata. In tanti gliela avevano raccontata: suo padre, sua madre, l’amico
Thaose e lo stesso Anubi, il suo Divino Protettore, una sera, alle fiamme di
un bivacco.
Geb e Nut, figli di Shu e Tefnut, si amavano
follemente che erano ancora nel seno materno e quando si affacciarono a questo
mondo, erano strettamente e sessualmente avvinghiati.
Né si separarono dopo la nascita.
Quel loro amore sconfinato, però, suscitò la gelosia
di Shu che decise di separarli e vietò loro di amarsi. Per farlo, il potente
Signore-dell’Aria sollevò la figlia sulle braccia e ve la tenne sospesa con due
Pilastri: Djet e Neheh: le Due Eternità, così
che mai più i due potessero amarsi.
Un solo luogo restava, nell’Universo, dove i due
Amanti-Divini potevano incontrarsi: l’Orizzonte, là, dove Cielo e Terra si congiungono in una
linea invisibile che, però, li cattura entrambi.
Djoser staccò lo sguardo dai due
Esseri Divini.
LE PIRAMIDI
.
Un po’ rinfrancato, Djoser staccò lo sguardo dal maestoso Guardiano e lo dirottò verso
l’orizzonte occupato dalle tre Piramidi.
Tre Piramidi… Non era possibile! Una
soltanto era la Piramide: quella del faraone Khufu, gloria e potenza dell’Egitto.
Una soltanto: obelisco di luce che si alzava verso Nut, la Signora del Cielo,
illuminando insieme Terra e Cielo. La sua imponenza schiacciava ogni cosa.. La
sua luce era un faro nella notte e lo spigolo, sotto la luna, era una scia di
luce diretta verso le stelle. Perfino Horo, quando di giorno viaggiava sulla
Barca-Mandjet, amava specchiarsi in quel triangolo rivolto verso il Cielo. Ogni
mattino, viaggiando insieme al resto della Divina Compagnia, uscito vittorioso
dal terribile scontro con Apep, il Dragone Cosmico, il Sole traeva bagliori
dalla Mer e li inviava in lontananze remote.
Chi aveva spento quello splendore?
Immensa, infinita, sembrava un Gigante spogliato del suo prezioso mantello; un
Gigante nudo, ferito e con le ossa esposte, sopra le quali una moltitudine di
gente strana stava arrampicandosi come capre in cerca di erba tra le balze dei
monti.
Distolse lo sguardo. Vide un’altra Piramide e vide altre persone
bivaccare e molte altre in frenetico movimento. Dalla sua postazione, gli pareva
di osservare un formicaio impazzito.
Era la Piramide di KafRa e sparsi un po’
ovunque c’erano basamenti, blocchi di pietre, avanzi di mura crollate, ma non
c’erano cantieri…. Eppure… la Piramide del faraone khafRa era ancora in
costruzione; vi stava lavorando anch’egli con la “Squadra dello Scettro”.
Dov’erano le rampe lungo le quali salivano e scendevano slitte cariche di
blocchi, fango e arnesi? Dov’era lo stoccaggio dei blocchi in arrivo sulle
chiatte lungo i canali?... Dov’erano i canali? La Piramide di Khafra pareva già
portata a termine, ma anch’essa era stata spogliata e oltraggiata.
E la terza
Piramide?... Un vero mistero! Più piccola, più modesta, ma oltraggiata
anch’essa come le altre. Era, forse, quella del piccolo principe MenkauRa, che
il Faraone aveva già designato come suo successore, si domandò.
Nemmeno dopo
l’ultima, devastante inondazione, l’Egitto aveva conosciuto tanta desolazione.
L’angoscia gli seccò la gola; perplesso, turbato, non riusciva a ripetere che
le stesse parole:
“Quale
cataclisma? Quale scontro divino? Neppure Keraha conobbe tanta devastazione!”
Keraha era la terra dove aveva avuto luogo l’ultimo durissimo, tremendo scontro
tra Horo e Seth. Una folgore, di colpo, gli attraversò la mente:
“Shai,
la signora del Futuro! E’ stata Lei, l’implacabile Seguace della Grande Madre
Tuaret, a condurre qui il Ka di Djoser. E’ chiaro. Que…questo è il fu…futuro!”
Sconvolto, atterrito, sopraffatto, protese entrambe le mani verso la “visione”;
la toccò, quasi fosse un’immagine riflessa nell’acqua di un bacile ed essa
ondeggiò, proprio come acqua. Si avvolse e si riavvolse su se stessa come un
gorgo, attirandovi tutte le immagini ed inghiottendole fino a farle scomparire.
“Djet
h Neheh!” furono le sue prime parole, mentre riemergeva da quel mondo
sconvolto; il corpo era ancora scosso da un tremito convulso e dal volto era
scomparsa anche l’ultima goccia di
sangue. Le dita, sempre artigliate intorno alla Kherpet, allentarono la presa
ed egli fece un passo indietro; il gesto fece fluttuare l’aria portandosi via
gli ultimi brandelli della visione.
“L’anima dannata di Kabaef ti ha seguito anche
in questo viaggio? Sei pallido come un cencio sbattuto.”
La voce di Thaose fluttuò nell’aria e arrivò
alle sue orecchie come l’eco di una profonda caverna. Il piccolo tripode
fumigava, accanto a lui; la nebbiolina d’oro-sanguigno saliva verso l’alto
insieme all’odore dolce e aspro del seneter, l’incenso, il Profumo-degli-Dei.
“La
Grande Madre – domandò la Veggente; anche la sua voce pareva provenire da
remote distanze – ha messo dentro i tuoi occhi i suoi segreti?”
“Ho
visto la collera degli Dei! - esclamò il ragazzo – Ho visto la Shepes-anh del
Faraone Khafra incatenata e mutilata. Ho visto la Mer di suo padre, la Grande Piramide, spogliata e
depredata... simile ad un Sovrano senza veste né corona. – Thaose e Tausert
ascoltavano impietriti; alla fine del racconto - ... ecco che cosa hanno visto
i miei occhi e non comprendo, per questo voglio tornare laggiù e sapere perché
la Divina-Shai ha mosso il tempo spingendolo così in avanti.”
(continua=)brano tratto da " DJOSER - I Giardini di Osiride"
"IL FUTURO"
Qualcosa
irruppe dentro di lui, richiamando alla coscienza sentimenti di profonde
emozioni. I pensieri, però, erano così eccitati e scossi, da non riuscire a
riordinarli per stabilire quali emozioni fossero: angoscia, timore, tenerezza,
amore. Era confuso e stordito. Vide la fiamma del braciere, i bagliori della
Pietra e il raggio spiovente dall’alto, fondersi in un’unica fiamma e riempire
il Grembo-di-Tuaret. Si sentì attirare dentro e si vide avvolto dal Nulla.
Comprese che stava guardando con quella che l’amico Thaose chiamava la seconda
vista e che il Ka, come d’abitudine, stava staccandosi dal corpo e mentalmente
dissolvendosi.
“Ma
in che posto sono capitato? - fu la prima domanda che si pose guardandosi
intorno. Ma aveva riconosciuto subito quel posto. Era il cantiere delle Piramidi,
ma era completamente stravolto - Che cosa è successo qui?” fu la seconda
domanda. Ogni cosa, pensò, doveva essersi mossa insieme a lui, compreso il
Tempo, poiché nulla era come l’aveva lasciato. Vedeva ogni cosa dall’alto come
quando guardava la città dalla terrazza dell’atrio centrale del Tempio. Sotto
di lui, però, c’era un paesaggio vuoto da cui si sentì subito escluso. Quasi
espulso. Come si sentiva espulso dal Tempo che, comprese, non gli apparteneva.
“Dove sono capitato?” tornò a ripetersi. Non c’era
ombra di palma, acacia o sicomoro; niente giardini e neppure laghetti, canali o
sentieri praticati. Non c’era nulla.
Poi la vide. Era di spalle. Accovacciata,
ferita, sottomessa: la Shepes-ank del faraone Khafra. La Grande Sfinge, che gli
scultori aveva appena finito di scolpire. La Guardiana della necropoli dei
Faraoni! Non aveva, però, l’aspetto di un leone pronto al balzo, ma di un
animale catturato e domato. Se ne stava accucciata e come incatenata
all’interno di avanzi di mura crollate. Deturpata e oltraggiata. La barba,
ridotta in frantumi, giaceva mestamente per terra e la nemes, sul capo, era
logora e monca; perfino il Cobra Reale, era scappato via e non fiammeggiava più
sulla fronte.
“Qui è passata la collera di Ptha!... Ma che
cosa è successo alla Sfinge? E’ così spoglia... mutilata…Gli uomini della
squadra dell’Occidente Bello hanno appena terminato di dipingere la sua veste…
Il caposquadra Kerr-hut solo ieri ha dato gli ultimi ritocchi alla barba... La
barba?... “
La Shepes-ank non aveva barba: gli avanzi giacevano al suolo,
irriconoscibili, in mezzo ad altri frammenti. Chi aveva osato tanto, si chiese,
spingendo lo sguardo più in alto: il profilo del Custode Divino era mutilato
anche del naso. Il barbaglio del sole l’accecò. Chiuse gli occhi ma li riaprì
subito, con la sensazione di uno sguardo puntato su di lui. Ebbe un sussulto:
gli occhi della Shepes-anh erano davvero fissi su di lui.
“Anche
ferita – pensò sottovoce, per nulla sorpreso – il Divino Guardiano della
Terra-Nascosta non cessa di vegliare. I suoi occhi sono sempre vigili. Notte e
giorno!”
Così gli aveva spiegato il principe Thaose. Quando i preti di Ra le
avrebbero consegnato Ka e Ren, aveva detto, la Shepes-ank del faraone Khafra
non avrebbe chiuso mai più gli occhi per vigilare sulla Terra-Nascosta. Un po’
rinfrancato, staccò lo sguardo dal maestoso Guardiano e lo dirottò verso
l’orizzonte... (CONTINUA) brano tratto da DJOSER - I Giardini di Osiride -
si può richiedere on line oppure direttamente all'autrice scontato e con DEDICA PERSONALIZZATA
DJOSER e i GIARDINI di OSIRIDE -
Una serie di libri
storico-fantasy ambientati nell’Antico Egitto
– Epoca delle Piramidi - IV
Dinastia.
Djoser, un ragazzo di sedici anni, allievo del
Tempio di Ptha, Patrono delle Arti e degli Architetti, lavora al cantiere della
Piramide del faraone Khafra (meglio conosciuto con il nome Kefren).
Abbandonato ancora bambino sulle rive del Nilo,
viene accolto ed allevato da Pthahotep, architetto di Ptha e da sua moglie
Nsitaten.
Anubi, la più inquietante delle Divinità egizie, lo
pone sotto la sua protezione, facendo di lui una “creatura” diversa dagli altri
mortali: gli permette perfino un viag-gio attraverso le insidiose vie della
Duat, l’Oltretomba egizia, lungo Labirinti, Foreste del Tempo, Pehu e Kherty
(Paludi e Caverne), frequentati da Demoni, Spiriti malvagi, Geni Protettori ed
Anime defunte.
La storia del ragazzo si intreccia con le vicende di
un popolo unico e straordinario: scene di vita quotidiana, tecniche di
costruzione di enormi strutture architet-toniche, rivalità tra caste
sacerdotali, intrighi di corte…
Si affacciano su questi scenari, lungo le rive di un
fiume brulicante di vita, personaggi come Mosè il Ratto, piccola e simpatica
canaglia, cresciuto per strada e con un passato pieno di misteri; Osorkon di
Tanis, ufficiale di Sua Maestà, arrivato dal Delta con l’inseparabile falco; il
principe Thaose, nipote idealista ed anticon-formista del Faraone, sacerdote di
Ptha, perseguitato dai preti di Ra e trascinato in una (la prima, nella Storia)
guerra religiosa. C’è anche la dolce e bella principessa Nefer, ultimogenita
del Faraone, verso cui il ragazzo è irresistibilmente attratto…
ricambiato.
Non mancano personaggi come Hetpher, Djeda o Kabaef,
“grandi di magia” che, con geloso accanimento, detengono il potere del “Sapere
e della Conoscenza” e non sono per nulla disposti a dividerlo con altri.
Tutti loro condurranno il lettore attraverso un
percorso di magico splendore e misteriosi rituali: lo presente-ranno alla corte
del Faraone, lo trascineranno lungo i sotterranei di Templi, Sfingi
e Piramidi per mostrare loro i segreti nascosti, lo inviteranno a salire sulla
Barca Reale del Faraone in corteo sul Nilo, ma anche sulla Barca Solare di Ra
in transito nel cielo notturno. Prenderanno per mano il lettore e lo
spingeranno nel caos di un mercato faraonico e poi lo faranno sedere a riposare
alle fiamme di un bivacco… il tutto, però, attraverso una rigorosa
ricostruzione storica e ripercorrendo le tappe del testo sacro egiziano più
famoso al mondo: Il Libro dei Morti degli Antichi Egizi - IL PAPIRO di TORINO.
giovedì 10 ottobre 2019
ANUBI, lapiù inquietante divinità egizia - da un post su EWRITERS
lavoro
pubblicato domenica 20 gennaio 2013
ultima lettura
martedì 10 settembre 2019
Questo lavoro
puo' essere letto da tutti
ANUBI: la più
inquietante delle Divinità egizie
di
mariapace2010. Letto 1328 volte. Dallo scaffale Filosofia
Figlio di
Osiride e Nefty, Anubi è la figura più affascinante ed
inquietante del
Pantheon egizio: inquietanti perfino i particolari della sua nascita.
Per comprendere
la complessità della sua natura, bisogna dare una sbirciatina alla storia della
sua famiglia, non propriamente esemplare: Nefty era l'ultima dei quattro figli
di Nut, Dea del Cielo. Gli altri tre erano Iside, Osiride e Seth; Iside era
stata fatta sposare ad Osiride e Nefty aveva preso come sposo Seth... con il
particolare non trascurabile che, mentre Iside ed Osiride erano profondamente
innamorati, Nefty e Seth si detestavano cordialmente; per di più, Nefty
smaniava d'amore per Osiride e Seth non perdeva occasione per saltare addosso
ad Iside.
Approfittando,
una sera, dell'assenza della sorella, Nefty, indossati il calasiris (mantello)
della sorella e il suo Cinto, andò a sdraiarsi sulla stuoia accanto ad Osiride,
il quale la scambiò per l'amatissima sposa. Solo al mattino, svegliandosi e
scoprendo Nefty stesa al suo fianco, si accorse dell'inganno e montò su tutte
le furie... anche perché temeva la reazione di Seth, ma soprattutto quella di
Iside, la più potente delle Maghe.
Resasi conto
dell'enormità del fatto, Nefty cercò riparo tra i canneti delle paludi dall'ira
del marito cornuto e da quella della sorella tradita ed attese che le acque si
chetassero. Dopo qualche tempo, però, si accorse che quella notte di passione
rubata aveva dato i suoi frutti: aspettava un figlio, che cominciò a detestare
con tutte le forze.
Quando il bimbo
nacque lo pose in una culla di cannicci e lo affidò alla corrente del Nilo,
nella speranza, forse, che qualche coccodrillo ne facesse il suo pasto.
Impossibile che ciò potesse accaddere: il piccolo Dio era immortale come i
genitori e fu proprio un coccodrillo a trasportarlo a riva, dove c'era una
cucciolata di sciacalli e dove mamma-sciacallo lo accolse nella nidiata e lo
nutrì e protesse.
Questo fino a
quando il sapiente Thot non informò Iside del fatto.
"Tu sei la
Dea dell'Amore e del Perdono, - le disse - non puoi tollerare una simile
circostanza."
Iside non si
fece pregare. Perdonò la sorella, soprassedette sull'ingenuità del marito e
corse in aiuto del piccolo Dio, ma, alla vista di quell'esserino sporco ed
irriconoscibile, non riuscì a trattenersi:
"In
put?" (E' proprio lui?) esclamò.
"In
put!" (E' proprio lui!) la rassicurò Thot.
In-put, il nome
egizio che fu dato al piccolo: In-Put, ossia, Anubi.
Ecco perché
Anubi si mostra con la testa di sciacallo: per riconoscenza a quella che fu la
sua prima famiglia.
Cresciuto, fu
proprio lui che inventò l'imbalsamazione per preservare dalla corruzione il
corpo di suo padre, Osiride, ucciso da Seth e fu a lui che venne affidato il
compito di traghettare i defunti attraverso le vie della Duat, l'Oltretomba
egizia, oltre che di sostenere la Sacra Bilancia, nel Tribunale di Osiride, su
cui si pesava il cuore del defunto per concedergli oppure negargli la vita
eterna.
Anubi è
raffigurato con testa di sciacallo (come abbiamo detto) o sciacallo dal colore
nerissimo; il colore nero, però, non è quello del lutto (che è, invece, il
bianco), ma è quello del bitume, necessario all'imbalsamazione, per cui il nero
diventa il colore della Rinascita.
Egli stesso era
una Divinità della Rinascita e il Sacerdote funerario che presiedeva
all'imbalsamazione di un cadavere, indossava la sua maschera.
Divinità dai
molteplici aspetti, gli furono attribuite, dunque, diverse funzioni ed
appellativi: Patrono dell'Imbalsamazione, Traghettatore dei defunti, Reggitore
della Sacra Bilancia, Signore della Necropoli, Signore dell'Aldilà, Signore del
Cammino-Nascosto.
Molti altri miti sono legati a questa Divinità, ma ne rimandiamo, per il
momento, i particolari.
Commenti
pubblicato il
20/01/2013 11.50.30
OscuroDominio, ha scritto: Wao! Sei davvero informata sugli Antichi Egizi, e
questa storia l'ho letta "tutta d'un fiato", mi ha fatto piacere
conoscere le origini del dio Anubi (che fra gli antichi dei egizi è quello che
preferisco), sebbene ne sia uscita una storia di incesto fra dei senza
precedenti, con addirittura il benestare dei genitori di Osiride e gli
altri/altre ... sembra quindi che per gli dei l'incesto non solo sia concesso,
ma addirittura vitale, siccome da un incesto fra dei nasce un'altro dio, che
non potrebbe essere tale se non fosse stato concepito da membri della famiglia
divina. Interessante, aspetterò la tua stesura di altri miti riguardanti Anubi.
Ciao.
pubblicato il
20/01/2013 14.18.25
LUOMOKESA, ha
scritto: Io mi sono acculturato.
pubblicato il
20/01/2013 14.25.45
mariapace2010,
ha scritto: ciao, Oscuro... innanzitutto grazie del lusinghiero giudizio. Non
vorrei sembrarti irriverente, ma credo che l'uomo abbia inventato Divinità
lussuriose, vendicative, ecc... soprattutto per giustificare la propria
lussuria, sete di vendetta, ecc... e quando parlo degli Dei, parlo di tutti gli
Dei: greci, romani, ebraici, egizi, babilonesi, ecc.. Gli uomini antichi
seguivano la condotta degli Dei: basta ricordare che Abramo aveva per Sposa
Principale la sorella Sarai; che l'ittita Suppilulumia, di sorelle ne aveva
sposate due e così i Faraoni egizi, i Re Incaici e tutti gli altri...
Consideravano, però, l'incesto un reato e lo facevano punire, nel caso fosse
stato consumato da un mortale comune... eh! questi antichi!
pubblicato il
20/01/2013 14.33.51
mariapace2010,
ha scritto: ciao, LUOMOKESA... non hai bisogno di me per acculturarti... però,
grazie. Come dicevo ad Oscuro, nell'antichità l'incesto era abbastanza
praticato, spesso subito, qualche volta espiato... nel caso dei Faraoni Egizi,
non era per predisposizione al vizio, ma necessità (fino al Nuovo Regno,
almeno) per evitare guerre dinastiche a causa del fatto che il trono si
ereditava per via femminile. In teoria, sposando la Principessa ereditaria,
chiunque poteva diventare Faraone e dunque, attirare le mire di altri Sovrani,
ma anche di gente interna (è accaduto con Horenreb, semplice generale, alla
morte di Thut-ank-Ammon e non è stato l'unico caso)
pubblicato il
20/01/2013 14.54.31
OscuroDominio,
ha scritto: Sì, vabbè, i potenti sono stati incestuosi fino al '700 ... forse
anche oltre ... quel che mi chiedo è: non nasce quindi sempre un aborto da un
incesto?!?!?!?
pubblicato il
20/01/2013 14.55.22
OscuroDominio,
ha scritto: *aborto, abominio, malformato .... insomma ... dagli incesti spesso
nascono bambini con gravi ... disfunzioni (?)
pubblicato il
20/01/2013 16.14.40
Franc, ha
scritto: per fortuna c'è chi come te porta qui un pò di cultura anzichè lamenti
inutili come fanno tanti.
pubblicato il
20/01/2013 18.36.05
mariapace2010,
ha scritto: ciao, Oscuro... bello ritrovarsi a discutere... hai ragione, sai!
La mortalità infantile nella famiglia reale, infatti, era elevatissima. Se ti
capita di venire Torino e visitare il Museo Egizio, vi troverai la splendida
statua di Ramesse II: scolpito in basso, c'è il principe erede che, però, non
arrivò nemmeno all'età dell'adolescenza ed a salire sul trono fu il tredicesimo
figlio di Ramesse... molti dei dodici che lo avevano preceduto, erano morti...
non tutti, naturalmente, poiché in Egitto non c'era il diritto di
"primogenitura", come erroneamente scritto nella Bibbia. ... a
presto. Ciao, ciao.
pubblicato il
20/01/2013 18.48.43
mariapace2010,
ha scritto: ciao, Franc... sei molto gentile davvero. Ti seguo e inseguo nel
tuo "Il Segreto del successo" che trovo interessante ed istruttivo...
ciao, ciao
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