L'EGITTO dei FARAONI




DJOSER e Lo Scettro si Anubi

DJOSER e I LIbri di Thot

DJOSER e I Giardini di Osiride

DJOSER e il ritorno di Hapy

ANTICO EGITTO - Faraoni e Regine

ANTICO EGITTO - Credenze Religiose

ANTICO EGITTO - La Scrittura... La magia dei Geroglifici

venerdì 11 ottobre 2019

IL "PORTALE DEI DUE ORIZZONTI"



“Il Portale dei Due-Orizzonti! Oh, Djoser! – esclamò il ragazzo, come parlando ad un interlocutore – I tuoi poveri occhi mortali hanno mai visto niente di più mirabile?”

Si accostò piano, sempre con lo sguardo basso, poi salutò:

      “O Residenza-del-Mistero, omaggio a te.

        Io sono venuto a te.

        Concedi che io abbia possesso...”

Come per incanto, alle spalle del Portale il grande bagliore andò pian piano smorzando, consentendogli di spingere in avanti lo sguardo e di avvertire una strana percezione: quella di muoversi in uno spazio senza tempo. Né fine, né principio. Uno spazio dilatato dai Due-Orizzonti, ognuno dei quali corrispon denti ad una emozione dello spirito: la capacità di leggere i propri sentimenti riflessi nel Libro-della-Natura.

Due-Orizzonti spalancati davanti a lui. Due battenti. Cielo e Terra: Nut e Geb, Signora del Cielo e Signore della Terra, i Due Amanti Divini, divisi dalla gelosia di Shu, Signore dell’Aria, che soltanto lì, all’Orizzonte, potevano incontrarsi, abbracciarsi ed amarsi.

In nessun’altra parte dell’Universo!

Soltanto all’Orizzonte


Geb  stava   sdraiato  sulle   cime  dirupate  dei  monti, Nut, la

bellissima Signora-del-Cielo, era distesa sopra di lui, in un abbandono amoroso e sensuale. Ogni linea, ogni curva, ogni ansa  del corpo di lei, sinuoso e morbido, si fondeva perfettamente con gli incavi, i rigonfiamenti, le linee di lui. Erano di una bellezza incomparabile. Indescrivibile. Divina.  Il volto di Nut, diafano e come attraversato dal sole, di una purezza assoluta, era incorniciato da capelli di lapislazzulo blu, che spargevano sul suo volto e su quello di Geb, una luce azzurrina. Le labbra carnose e sensuali, cercavano quelle dell’amato, altrettanto carnose e sensuali. Le mani, affusolate e bianche, accarezzavano il capo e il corpo di Geb e quando si staccavano, nel vortice della passione, toccavano frementi, cerri e nembi, strizzandoli e mutandoli in pioggia oppure staccavano picchi di rocce che cadevano in acqua formando isolotti.

Gli Amanti Divini!

Djoser conosceva la loro storia d’Amore. Profonda ed osteggiata. In tanti gliela avevano raccontata: suo padre, sua madre, l’amico Thaose e lo stesso Anubi, il suo Divino Protettore, una sera, alle fiamme di un  bivacco.

Geb e Nut, figli di Shu e Tefnut, si amavano follemente che erano ancora nel seno materno e quando si affacciarono a questo mondo, erano strettamente e sessualmente avvinghiati.

Né si separarono dopo la nascita.

Quel loro amore sconfinato, però, suscitò la gelosia di Shu che decise di separarli e vietò loro di amarsi. Per farlo, il potente Signore-dell’Aria sollevò la figlia sulle braccia e ve la tenne sospesa con due Pilastri: Djet e Neheh:  le Due Eternità, così che mai più i due potessero amarsi. 

Un solo luogo restava, nell’Universo, dove i due Amanti-Divini potevano incontrarsi: l’Orizzonte, là,  dove Cielo e Terra si congiungono in una linea invisibile che,  però,  li cattura entrambi.

Djoser staccò lo sguardo dai due Esseri Divini.

Monti dirupati, colline scoscese, valli, pianure  e foreste rigogliose. Una distesa d’acqua, a perdita d’occhio, si spalancò sotto il suo sguardo: un lago le cui sponde erano così distanti da sembrare un mare. (continua)  

brano   tratto  da "DJOSER  -  I Giardini  di  Osiride"



LE PIRAMIDI












Un po’ rinfrancato, Djoser staccò lo sguardo dal maestoso Guardiano e lo dirottò verso l’orizzonte occupato dalle tre Piramidi. 
Tre Piramidi… Non era possibile! Una soltanto era la Piramide: quella del faraone Khufu, gloria e potenza dell’Egitto. Una soltanto: obelisco di luce che si alzava verso Nut, la Signora del Cielo, illuminando insieme Terra e Cielo. La sua imponenza schiacciava ogni cosa.. La sua luce era un faro nella notte e lo spigolo, sotto la luna, era una scia di luce diretta verso le stelle. Perfino Horo, quando di giorno viaggiava sulla Barca-Mandjet, amava specchiarsi in quel triangolo rivolto verso il Cielo. Ogni mattino, viaggiando insieme al resto della Divina Compagnia, uscito vittorioso dal terribile scontro con Apep, il Dragone Cosmico, il Sole traeva bagliori dalla Mer e li inviava in lontananze remote. 
Chi aveva spento quello splendore? Immensa, infinita, sembrava un Gigante spogliato del suo prezioso mantello; un Gigante nudo, ferito e con le ossa esposte, sopra le quali una moltitudine di gente strana stava arrampicandosi come capre in cerca di erba tra le balze dei monti.



Distolse lo sguardo. Vide un’altra Piramide e vide altre persone bivaccare e molte altre in frenetico movimento. Dalla sua postazione, gli pareva di osservare un formicaio impazzito. 
Era la Piramide di KafRa e sparsi un po’ ovunque c’erano basamenti, blocchi di pietre, avanzi di mura crollate, ma non c’erano cantieri…. Eppure… la Piramide del faraone khafRa era ancora in costruzione; vi stava lavorando anch’egli con la “Squadra dello Scettro”.
 Dov’erano le rampe lungo le quali salivano e scendevano slitte cariche di blocchi, fango e arnesi? Dov’era lo stoccaggio dei blocchi in arrivo sulle chiatte lungo i canali?... Dov’erano i canali? La Piramide di Khafra pareva già portata a termine, ma anch’essa era stata spogliata e oltraggiata. 
E la terza Piramide?... Un vero mistero! Più piccola, più modesta, ma oltraggiata anch’essa come le altre. Era, forse, quella del piccolo principe MenkauRa, che il Faraone aveva già designato come suo successore, si domandò. 
Nemmeno dopo l’ultima, devastante inondazione, l’Egitto aveva conosciuto tanta desolazione. L’angoscia gli seccò la gola; perplesso, turbato, non riusciva a ripetere che le stesse parole:
“Quale cataclisma? Quale scontro divino? Neppure Keraha conobbe tanta devastazione!”
 Keraha era la terra dove aveva avuto luogo l’ultimo durissimo, tremendo scontro tra Horo e Seth. Una folgore, di colpo, gli attraversò la mente:
“Shai, la signora del Futuro! E’ stata Lei, l’implacabile Seguace della Grande Madre Tuaret, a condurre qui il Ka di Djoser. E’ chiaro. Que…questo è il fu…futuro!” 
Sconvolto, atterrito, sopraffatto, protese entrambe le mani verso la “visione”; la toccò, quasi fosse un’immagine riflessa nell’acqua di un bacile ed essa ondeggiò, proprio come acqua. Si avvolse e si riavvolse su se stessa come un gorgo, attirandovi tutte le immagini ed inghiottendole fino a farle scomparire.
“Djet h Neheh!” furono le sue prime parole, mentre riemergeva da quel mondo sconvolto; il corpo era ancora scosso da un tremito convulso e dal volto era scomparsa anche l’ultima  goccia di sangue. Le dita, sempre artigliate intorno alla Kherpet, allentarono la presa ed egli fece un passo indietro; il gesto fece fluttuare l’aria portandosi via gli ultimi brandelli della visione.
 “L’anima dannata di Kabaef ti ha seguito anche in questo viaggio? Sei pallido come un cencio sbattuto.”
 La voce di Thaose fluttuò nell’aria e arrivò alle sue orecchie come l’eco di una profonda caverna. Il piccolo tripode fumigava, accanto a lui; la nebbiolina d’oro-sanguigno saliva verso l’alto insieme all’odore dolce e aspro del seneter, l’incenso,  il Profumo-degli-Dei.
“La Grande Madre – domandò la Veggente; anche la sua voce pareva provenire da remote distanze – ha messo dentro i tuoi occhi i suoi segreti?”
“Ho visto la collera degli Dei! - esclamò il ragazzo – Ho visto la Shepes-anh del Faraone Khafra incatenata e mutilata. Ho visto la Mer di suo padre,  la Grande Piramide, spogliata e depredata... simile ad un Sovrano senza veste né corona. – Thaose e Tausert ascoltavano impietriti; alla fine del racconto - ... ecco che cosa hanno visto i miei occhi e non comprendo, per questo voglio tornare laggiù e sapere perché la Divina-Shai ha mosso il tempo spingendolo così in avanti.”
(continua=)
brano tratto  da " DJOSER  -  I Giardini  di  Osiride"

"IL FUTURO"











Qualcosa irruppe dentro di lui, richiamando alla coscienza sentimenti di profonde emozioni. I pensieri, però, erano così eccitati e scossi, da non riuscire a riordinarli per stabilire quali emozioni fossero: angoscia, timore, tenerezza, amore. Era confuso e stordito. Vide la fiamma del braciere, i bagliori della Pietra e il raggio spiovente dall’alto, fondersi in un’unica fiamma e riempire il Grembo-di-Tuaret. Si sentì attirare dentro e si vide avvolto dal Nulla. Comprese che stava guardando con quella che l’amico Thaose chiamava la seconda vista e che il Ka, come d’abitudine, stava staccandosi dal corpo e mentalmente dissolvendosi.
“Ma in che posto sono capitato? - fu la prima domanda che si pose guardandosi intorno. Ma aveva riconosciuto subito quel posto. Era il cantiere delle Piramidi, ma era completamente stravolto - Che cosa è successo qui?” fu la seconda domanda. Ogni cosa, pensò, doveva essersi mossa insieme a lui, compreso il Tempo, poiché nulla era come l’aveva lasciato. Vedeva ogni cosa dall’alto come quando guardava la città dalla terrazza dell’atrio centrale del Tempio. Sotto di lui, però, c’era un paesaggio vuoto da cui si sentì subito escluso. Quasi espulso. Come si sentiva espulso dal Tempo che, comprese, non gli apparteneva.
 “Dove sono capitato?” tornò a ripetersi. Non c’era ombra di palma, acacia o sicomoro; niente giardini e neppure laghetti, canali o sentieri praticati. Non c’era nulla.
Poi la vide. Era di spalle. Accovacciata, ferita, sottomessa: la Shepes-ank del faraone Khafra. La Grande Sfinge, che gli scultori aveva appena finito di scolpire. La Guardiana della necropoli dei Faraoni! Non aveva, però, l’aspetto di un leone pronto al balzo, ma di un animale catturato e domato. Se ne stava accucciata e come incatenata all’interno di avanzi di mura crollate. Deturpata e oltraggiata. La barba, ridotta in frantumi, giaceva mestamente per terra e la nemes, sul capo, era logora e monca; perfino il Cobra Reale, era scappato via e non fiammeggiava più sulla fronte.
 “Qui è passata la collera di Ptha!... Ma che cosa è successo alla Sfinge? E’ così spoglia... mutilata…Gli uomini della squadra dell’Occidente Bello hanno appena terminato di dipingere la sua veste… Il caposquadra Kerr-hut solo ieri ha dato gli ultimi ritocchi alla barba... La barba?... “ 
La Shepes-ank non aveva barba: gli avanzi giacevano al suolo, irriconoscibili, in mezzo ad altri frammenti. Chi aveva osato tanto, si chiese, spingendo lo sguardo più in alto: il profilo del Custode Divino era mutilato anche del naso. Il barbaglio del sole l’accecò. Chiuse gli occhi ma li riaprì subito, con la sensazione di uno sguardo puntato su di lui. Ebbe un sussulto: gli occhi della Shepes-anh erano davvero fissi su di lui.  
“Anche ferita – pensò sottovoce, per nulla sorpreso – il Divino Guardiano della Terra-Nascosta non cessa di vegliare. I suoi occhi sono sempre vigili. Notte e giorno!”
Così gli aveva spiegato il principe Thaose. Quando i preti di Ra le avrebbero consegnato Ka e Ren, aveva detto, la Shepes-ank del faraone Khafra non avrebbe chiuso mai più gli occhi per vigilare sulla Terra-Nascosta. Un po’ rinfrancato, staccò lo sguardo dal maestoso Guardiano e lo dirottò verso l’orizzonte... (CONTINUA) 
brano tratto da  DJOSER  - I Giardini di Osiride  -
si può richiedere  on line   oppure direttamente all'autrice scontato e con DEDICA  PERSONALIZZATA

DJOSER e i GIARDINI di OSIRIDE -





 

Una serie di libri storico-fantasy ambientati nell’Antico Egitto

– Epoca delle Piramidi - IV Dinastia. 

Djoser, un ragazzo di sedici anni, allievo del Tempio di Ptha, Patrono delle Arti e degli Architetti, lavora al cantiere della Piramide del faraone Khafra (meglio conosciuto con il nome Kefren).

Abbandonato ancora bambino sulle rive del Nilo, viene accolto ed allevato da Pthahotep, architetto di Ptha e da sua moglie Nsitaten.

Anubi, la più inquietante delle Divinità egizie, lo pone sotto la sua protezione, facendo di lui una “creatura” diversa dagli altri mortali: gli permette perfino un viag-gio attraverso le insidiose vie della Duat, l’Oltretomba egizia, lungo Labirinti, Foreste del Tempo, Pehu e Kherty (Paludi e Caverne), frequentati da Demoni, Spiriti malvagi, Geni Protettori ed Anime defunte. 

La storia del ragazzo si intreccia con le vicende di un popolo unico e straordinario: scene di vita quotidiana, tecniche di costruzione di enormi strutture architet-toniche, rivalità tra caste sacerdotali, intrighi di corte…

Si affacciano su questi scenari, lungo le rive di un fiume brulicante di vita, personaggi come Mosè il Ratto, piccola e simpatica canaglia, cresciuto per strada e con un passato pieno di misteri; Osorkon di Tanis, ufficiale di Sua Maestà, arrivato dal Delta con l’inseparabile falco; il principe Thaose, nipote idealista ed anticon-formista del Faraone, sacerdote di Ptha, perseguitato dai preti di Ra e trascinato in una (la prima, nella Storia) guerra religiosa. C’è anche la dolce e bella principessa Nefer, ultimogenita del Faraone, verso cui il ragazzo è irresistibilmente attratto… ricambiato.  

Non mancano personaggi come Hetpher, Djeda o Kabaef, “grandi di magia” che, con geloso accanimento, detengono il potere del “Sapere e della Conoscenza” e non sono per nulla disposti a dividerlo con altri.

Tutti loro condurranno il lettore attraverso un percorso di magico splendore e misteriosi rituali: lo presente-ranno alla corte del Faraone, lo trascineranno lungo i sotterranei di Templi,   Sfingi e Piramidi per mostrare loro i segreti nascosti, lo inviteranno a salire sulla Barca Reale del Faraone in corteo sul Nilo, ma anche sulla Barca Solare di Ra in transito nel cielo notturno. Prenderanno per mano il lettore e lo spingeranno nel caos di un mercato faraonico e poi lo faranno sedere a riposare alle fiamme di un bivacco… il tutto, però, attraverso una rigorosa ricostruzione storica e ripercorrendo le tappe del testo sacro egiziano più famoso al mondo: Il Libro dei Morti degli Antichi Egizi - IL PAPIRO di TORINO.