L'EGITTO dei FARAONI




DJOSER e Lo Scettro si Anubi

DJOSER e I LIbri di Thot

DJOSER e I Giardini di Osiride

DJOSER e il ritorno di Hapy

ANTICO EGITTO - Faraoni e Regine

ANTICO EGITTO - Credenze Religiose

ANTICO EGITTO - La Scrittura... La magia dei Geroglifici

lunedì 28 gennaio 2013

L'OMBRA-SHUT...


L’odore di acque nelle narici e il rumore del loro sciabordare nelle orecchie, l’avvertirono che si trovava all’aperto e immerso in un etra assai rarefatto. Cominciò a “navigare” in quello strano elemento con qualche incertezza ed avvertì subito una sensazione di soffocamento.

       “Ptha-Atum, Signore Supremo, - prese a recitare –

        Accordami il dolce soffio che è nelle tue narici.

        Shu, Signore dell’Aria, dammi l’aria per respirare…”

Continuò a navigare all’interno di quel sogno, ma si sentì nuovamente aggredire da quel profondo senso di perdita. Era come se lo spirito gli si staccasse dal corpo e se ne liberasse.

Una sensazione davvero indicibile. 

Non era il Ka, però, a lasciare il Djet. Non era lo spirito a lasciare il corpo. Questo giaceva sul pavimento della She-Maaty, la Sala d’Iniziazione, incosciente ed immobile. Più simile ad un Khat, un corpo inerte dopo il trapasso, che ad un Djet, un corpo ancora vivo. La “parte di sè” che lo stava abbandonando, era quella che lo aveva sempre seguito come l’ombra: era proprio l’Ombra.

Dopo il Nome-Ren e il Cuore-Ib, anche l’Ombra-Shut lo stava abbandonando. Non lo faceva di corsa, come aveva fatto il Ren; nè quasi di nascosto, come aveva fatto l’Ib, ma se ne stava andando in modo dolce e sottile. Senza strappi, nè violenze, ma con la struggente tenerezza di un tramonto sul Delta. La vide sgusciare via ed allontanarsi. Provò ad inseguirla, ma quella cominciò a correre sempre più spedita, trascinandolo via veloce.

“Aspettami. Aspettami. Non andare via... Dove stai correndo così? Aspettami. Fermati, ti prego!” la richiamò, ma l’Ombra non si fermò. Lo aveva distanziato in misura ormai irraggiungibile. Fu lui a fermarsi, ansante per la corsa e con il fiato corto e le spalle curve in avanti per riprendere respiro.

“Dove starà andando? - continuava a chiedersi - Vorrà tornare al mio corpo lasciato incosciente nel Mondo-di-Sopra?... Anche il Cuore e il Nome saranno tornati lassù?”

Corpo e Ombra, Cuore e Nome, pensava con preoccupazione, erano doni che l’uomo riceveva dal Creatore con l’alito della Vita. Riferendolo    al Guardiano  del Ro-Stau, il suo Ren aveva, forse, perso  di sostanza e di potenza? Per questo Cuore e Ombra si erano allontanati dal Ka?

“Come farò adesso? I Custodi delle Porte non mi faranno proseguire da solo e senza di loro.”


Dove stava correndo la sua Ombra? Qualcuno la stava inseguendo? Forse i Sorveglianti delle Ombre dei defunti? Quelle sfuggite al castigo, in cui si era imbattuto prima di infilarsi nel Labirinto? La sua Ombra non era colpevole, si disse, e nessun Demone poteva catturarla e trattenerla là sotto... E le altre identità? Dove erano finite tutte le altre identità?

Con   sgomento realizzò quanto vulnerabili fossero le sue Identità agli attacchi ed alle trappole tese da Demoni e Spiriti Malvagi.

“Per la Barba di Seth! - imprecò - Nessuna delle tre perdute identità di Djoser è provvista di incantesimi e formule magiche. Come faranno a ritrovare la via giusta per tornare dal povero Ka lasciato da solo?”  Che pena frugare nella memoria alla ricerca di quelle formule che al Tempio, da studente, aveva copiato e ricopiato su tavolozze di pietra allo scopo di imprimerle nella mente.    

             “L’Occhio di Horo stabilisca il suo splendore,

                 mentre l’ombra del crepuscolo è sul volto

                di coloro che sono nelle mani di Osiride - recitò -

                I Custodi  non imprigionino la mia Ombra..”

Vide la sua Ombra-Shut fermarsi immediatamente. La vide chinarsi sulla sponda di un lago, poi vide una nebbia azzurrognola levarsi dalla superficie delle acque ed inghiottirla.

“Il Sa-nesert, lo Stagno di Fuoco… e ha portato via la mia Ombra.”
Di fronte a lui c’era lo stagno più grande ed esteso mai visto.   (continua)

brano tratto dal libro:"DJOSER e lo Scettro di ANUBI"
Società Editrice MONTECOVELLO
presso le migliori librerie o direttamente alla Casa Editrice

lunedì 21 gennaio 2013

.. Nei meandri della Piramide...



L’ambiente era largo più di due metri ma piuttosto basso; sufficiente, però, per starvi in posizione eretta. Qui si fermò e sollevò la torcia sul capo, poi la infilò tra due sporgenze della parete. La luce, tremula e fumosa, invase l'ambiente, illuminandogli il volto e proiettando la sua figura contro la parete. Saldo sulle gambe, il fisico risaltò in tutta la sua prestanza. Era alto, i fianchi stretti e le spalle atletiche. Al collo portava l'ampio collare degli studenti del Tempio di Ptha.
Sollevò la stuoia e con amorevoli gesti l'appoggiò alla parete occidentale della stanza poi tirò da sotto il perizoma un rotolo di papiro   che accostò   alla stuoia:   il Libro delle He-kau, il lasciapassare per attraversare l’Aldilà.
"Questo, o mio buon maestro, aiuterà il tuo Ka a trovare la strada per raggiungere il tuo signore, il faraone Khufu. Ti aiuterà a fargli sapere che sei degno di vivere alla sua ombra e ti condurrà sano e salvo fino alla Sala del Giudizio di Osiride."
     "Salute a te, Horo dei Due Orizzonti. – cominciò a pregare -
      Salute a te, Anubi, Signore della Conservazione.”

Un’ombra, improvvisamente, gli piovve alle spalle investendo lui e il defunto; un soffio ardente lo colpì sulla nuca. Si girò e uno sbavo di terrore lo colse fin nel midollo delle ossa: di fronte a lui, in tutto il suo terribile ed indescrivibile aspetto, c’era Anubi, lo Sciacallo Divino.
“Chi è che con spoglie mortali si aggira nella Terra-dei-Misteri?” tuonò il Dio dalla Testa di Sciacallo, facendo convergere su di lui i fiammeggianti occhi verdi dalle palpebre senza battito.
Atterrito da quella presenza e da quello sguardo, Djoser si prosternò, con la faccia schiacciata contro il pavimento terroso.
"Sono io, o Anubi, Si…Signore delle Fornaci e Dominatore delle Montagne de…della Morte. - balbettò, con la polvere fra i denti - Sono Djoser, figlio di Pthahotep, ar..architetto di Ptha…”
“Che cosa cerchi, Djoser, figlio di Pthahotep, architetto di Ptha, strisciando come un insetto nelle viscere di Geb?”
“Ce…cerco una tomba per il mio maestro.”
“E la cerchi nella tomba di un Figlio di Ra?” tuonò ancora la voce dello Sciacallo Divino, facendo fremere l’aria; l’onda d’urto spinse il ragazzo con le spalle contro la parete. C’era, in quella voce la stessa eco soffocante e cupa lasciata nel budello in cui era appena strisciato.
“Anche un Figlio di Ra, o Divino Sciacallo, - rispose Djoser, senza, però, ardire di sollevare il capo – apprezza la devozione di fedeli disposti a servirlo nell’altra vita, così come hanno fatto in quella precedente e si allieta della loro presenza…”
“Ah.ah.ah!” la cavernosa risata di Anubi sconquassò l’aria con la forza di un violento temporale; uno di quelli che si scatenavano nel deserto una volta almeno nell’anno, minacciando di far precipitare il cielo: violento come l’ira stessa di Seth, Signore delle Tempeste. Anubi, però, non sembrava irritato, piuttosto divertito e questo incoraggiò il ragazzo..
“Le mani di quell’oscuro architetto hanno sorretto quelle di Hemium, il grande costruttore della Piramide.”

Il terrore gli impediva quasi di respirare; proprio per questo non riusciva a spiegarsi dove trovasse il coraggio per rispondere a quelle domande. Era come se ogni goccia di sangue fosse attraversata dalla paura senza, però, restarne sopraffatto. Era come se avesse già conosciuto quelle paure; le avesse già affrontate e, cosa strana, fosse felice di trovarsele ancora di fronte.
"Molte mani oscure - replicò il Dio con quel sibilo roco che faceva vibrare le pietre delle pareti contro cui Djoser stava appoggiato per non cadere - hanno sorretto l'architetto Hemium, ma nessuno di quei servitori divide la tomba con un Dio.”
"Lo so, Potente Signore delle Tenebre. - proruppe il ragazzo – Quei devoti servitori vivono appagati nelle loro tombe, all’ombra protettrice della grande Piramide del loro Dio. Al mio maestro non è stato concesso il meritato privilegio, pur essendo stato il più devoto dei devoti servitori di Sua Maestà…”
Il ragazzo fece seguire una pausa che lo Sciacallo Divino riempì con un respiro roco e profondo, come lo sbuffo di un mantice. Anche Djoser ebbe un lungo respiro, si schiarì la voce e proseguì:
“Per questo, o Anubi, ti prego di lasciarlo dimorare qui, il mio maestro. Te lo chiedo con la faccia prostrata al suolo, perchè lui è degno di continuare a servire il suo Faraone.”

Anubi lasciò andare un altro lungo respiro, più profondo e cupo del primo, che fece fremere l’aria già scossa e minacciò il  già precario equilibrio del ragazzo.
“So – riprese Djoser – che solo al Faraone è concesso di scalare il Cielo attraverso la Piramide, ma il mio maestro lo renderà lieto con la sua presenza: è assai sapiente e i suoi racconti…”
Anubi   non lo lasciò finire e per la seconda volta scoppiò in una sonora risata: “Ah.ah.ah!”
“E io ti prometto, - continuò il ragazzo - o Signore del Mondo-Rovesciato, che, se gli permetterai di restare qui, io non servirò altri Dei all'infuori di Anubi. Nè Ptha il Creatore, nè Osiride il Glorioso e neppure il Solare Horo o il Lunare Thot. Questo io prometto, o Misericordioso Anubi. Questo prometto!"
Anubi smise di ridere e un silenzio profondo riempì la lunga pausa che seguì, poi con un gesto lo invitò ad alzarsi e disse:
"Chi riesce ad ispirare tanta devozione in un altro essere mortale merita rispetto!"
Djoser non si fece ripetere l’invito.  Sollevò prima un ginocchio e poi il capo e fu allora che il suo sguardo cadde sull’ombra che Anubi proiettava al suolo e che disegnava sul pavimento un inquietante assemblaggio di segni: una piuma, un rivo d’acqua e un mattone, che insieme formavano la parola In-put: ANUBI                           (continua)

brano tratto da  "DJOSER e lo Scettro di Anubi" 
MONTECOVELLO EDITRICE                                                                                                                                                       

domenica 9 dicembre 2012

Un mercato faraonico




.............. Lasciata la Grande Casa, i due imboccarono il viale di palme che conduceva al quartiere del "Sicomoro", il quartiere più grande che doveva il suo nome ai numerosi boschetti di sicomoro; laghetti e  fontane,  rallegrati da uccelli di diversa ala e dimensione, ne facevano un luogo pieno di delizie ed assai frequentato.
Un brusio proveniente dal fondo di uno di quei boschi attirò i due. Era un mercato e un’atmosfera vivace ed elettrizzante li coinvolse immediatamente. Mercanti e compratori, affluiti da altri quartieri, i primi a lodare e i secondi a deprezzare, erano impegnati in estenuanti contrattazioni. Egiziani, stranieri, donne, uomini, bambini, animali, tutti gridavano e facevano confusione, ma su tutti vigilava l’occhio onnipresente di guardie e funzionari addetti al controllo degli scambi delle merci.
Mosè si staccò dal collo una collanina di schegge di pietra.

"Vuoi vedere come trasformo questa collana di pietre in una catena d'oro?" disse al compagno, che lo guardava divertito e scettico.
"Vuoi farmi conoscere qualcuno dei tuoi trucchetti segreti?"
"A  te?  Oh no! Tu non hai bisogno di trucchetti, amico. – sorrise l'altro - Ma resta a guardare."
"Ah,ah,ah! Voglio proprio vedere come farai."

Il ragazzino si guardò intorno fino a quando i suoi occhi rapaci  non puntarono un uomo accovacciato per terra a gambe incrociate, che offriva le sue ceste di grano e legumi.
"Ecco il mio uomo. E’ quel contadino laggiù. - disse prendendo l’amico per un braccio - Vieni.”
"Hai preso un colpo in testa? Non vedi quanto è grande e grosso?”
"Resta a guardare! - replicò Mosè, puntando deciso in direzione del contadino, poi - Ehi, tu!” lo apostrofò in tono deciso quando gli fu vicino. Questi sollevò subito la testa.
"Cerchi della farina per farne focaccine dolci e pane profumato, bel ragazzo? Qui puoi trovarla e la puoi portare a tua madre."
"Sì. Cerco proprio della farina da portare a mia madre. - rispose prontamente il Ratto - Come l'hai capito?”
Seguì una pausa breve e studiata, durante la quale l’uomo tentò di prendere la parola. Mosè non gliene dette il tempo. 
“Oh! E’ chiaro! - riprese - Il tuo sguardo intelligente sa leggere dietro la mia fronte. Certo... Sì. Mia madre sarà contenta quando le porterò la farina. Mi chiederà: come hai capito che volevo della farina?  Le risponderò che è stato un giovane assai intelligente a capirlo per me. Sì! Mia madre ne sarà proprio contenta."
"Ma..." tentò ancora quello, alzandosi in piedi e sovrastandolo con l’imponente statura; Djoser, alle loro spalle, seguiva con espressione divertita il monologo dell'amico.
"Eccoti la mia collana da scambiare con la tua farina. Ascoltami bene, però. Ognuna di queste pietre solleva da un malanno. Osserva questa  lunga e stretta: protegge dal male alla gola. Quest'altra, protegge dal male alla pancia. Prendila e provala su te stesso."
L'uomo prese la collana. La rigirò tra le mani, spostando lo sguardo dai grani di pietra alla faccia seriosa del piccolo lestofante che domandava:
"Dimmi... senti male alla pancia?"
Il contadino scosse il capo.
"Hai forse male alla gola?"
L'altro scosse ancora il capo.
"Ai denti?"
"No."
"Forse hai male alla testa?"
L’altro scosse il capo per l'ennesima volta.
"Hai visto? Stai bene perché hai nelle mani la mia collana."
Il contadino provò a muovere qualche riserva, ma la piccola canaglia prima lo rabbonì con le promesse poi lo sconfisse con le minacce: 
"Portando questa al collo - scandì - vivrai senza malanno alcuno. Questi non sono grani di pietra comune, ma  frammenti di pietra divina. Sono schegge di pietra di dimore divine. Se la rifiutassi, rifiuteresti la protezione  e testa, gola, denti…”
"Ma io la prendo." lo interruppe l'altro, convinto e spaventato.
"Non ne dubitavo. - esclamò il ragazzo con estrema faccia tosta - La tua intelligenza è davvero assai evidente."
"Vieni. Vieni." Djoser lo prese per un braccio e lo trascinò via con una smorfia di divertito rimprovero per tanta sfrontatezza.


Il  Ratto  lo seguì con la grossa cesta di farina sulle spalle; il  suo volto aveva la placidità della superficie di uno stagno.
"Guarda laggiù." disse subito dopo; il suo sguardo aveva già colpito il secondo bersaglio: un venditore di sandali.
Stava seduto davanti alla sua bottega; una delle tante. In bella vista, fuori degli usci, erano esposti prodotti d’ogni genere e forma: sandali, fibule, vasi, cinture. I bottegai si davano gran da fare per attirare l’attenzione dei passanti.
I due ragazzi si avvicinarono e Mosè cominciò la sua sceneggiata. Toccava gli oggetti con fare da intenditore. Li girava e rigirava tra le mani; scuoteva la testa o faceva gesti di gradimento.
Il mercante abboccò immediatamente e si fermò alle loro spalle.
“Una sacca per i tuoi viaggi? – domandò - Una cintura o…”
"Sono solidi i tuoi sandali?" domandò il ragazzo.
"Metteranno le ali ai tuoi piedi e ti porteranno dove varrai."
E qui, l'impareggiabile piccola canaglia mise in atto lo straordinario talento acquisito durante la sua pur breve vita randagia: la capacità di confondere il prossimo.
"Mi piacerebbe raggiungere la mia meta." cominciò.
"Ecco  i sandali adatti.- rispose gongolante il mercante, convinto di averlo fatto abboccare all'amo del desiderio – Sono di solida corda di canapa, mio signore." aggiunse passando alla lode.
"Hhhhuuu..." il Ratto rispose con un incomprensibile verso.
"Chiunque li vedrà ai tuoi piedi desidererà averli ai propri.
"Devo prima liberarmi del mio peso." Mosè accennò alla cesta.
"Di quella posso liberarti io." insisteva l’altro.
"Sarebbe un buon affare per te, mercante, ma non per me. Questa farina viene dai magazzini reali. E' cibo per signori... ma io non ho bisogno di cibo. Io ho bisogno di sandali."
"E sandali, io voglio darti." abboccò l'altro.
"Così sia! Anche se con questa farina potrei comprare stoffe di lino pregiato, io la cedo a te per questi sandali."


Mosè lasciò la farina e prese i sandali; prima che il mercante potesse rifarsi i conti, si allontanò veloce.

Fu subito fermato da un venditore di profumi; un caldeo a giudicare dai suoi discorsi.
"Tendete  il naso, gente.    Neanche il profumo che attirò  Ishtar  verso l’altare, al Tempio di Babilonia, era così dolce."

Il Ratto si fermò; tese il naso verso l'ampolla.
"Oh! - recitò - Quello che dici è vero. A che mi serve andare fino a Babilonia con questi sandali per comprare profumi ed unguenti alla mia bella, se quel dolce profumo è già qui?”
“Tu sì, che hai naso, o giovane signore.” fece l’altro.
“Allora prendi, mercante. Questi sandali serviranno a te per tornare alla tua casa lontana. A me il profumo."
Lo scambio fu presto fatto. Prima che il mercante si riavesse  dallo sconcerto, Mosè afferrò Djoser, non meno sconcertato, per un braccio e lo trascinò via con sé.

Si fermò subito, preso tra due fuochi: un venditore di canne e una venditrice di ventagli. Tentato dalla bellezza della ragazza e dalla sua voce suadente, che decantava il bel venta
"Scegliete tra queste canne per le vostre passeggiate sul Nilo." gridava il mercante.
"E' un bell'oggetto!"  L'attacco ebbe inizio.
"Tu sei fine intenditore, bel ragazzo.” disse il mercante.
"Sì... Ma... Hhhh!..." il piccolo tossì, sospirò, squadrò la sua "vittima" da capo a piedi, poi lanciò uno sguardo alle canne bene allineate per terra. Il mercante abboccò.
"Non sai deciderti, eh? Sono tutte belle. Vero?" gongolò, precipitando nella rete con un sorriso compiaciuto.
"Belle. Sì! Senti questo profumo. – Mosè gli mise l'ampolla sotto il naso - Occorre andare fino a Babilonia per trovare simile fragranza. Le tue canne, invece, a decine, si possono trovare nel quartiere dei fabbricanti di mobili. Oh! Per due o forse tre canne, potrei cederti questa divina essenza, Non vedo la mia bella da tempo e questo profumo la getterà nelle mie braccia."
Lo sguardo del giovane mercante, un po’ vanitoso ed esibizionista, mostrò immediato interesse per l’ampolla.
"Dici che questo profumo potrebbe spingere una ragazza nelle braccia di un giovanotto?"
"Credi che sia io a dirlo? Certo che è così!"
"Si potrebbe fare lo scambio con due canne. Dammi la fragranza e prendi due canne."
Il Ratto prese due canne e cedette il profumo.
"Ecco  due canne a cui potrete appoggiarvi quando passeggerete con la vostra bella nei boschetti di Men-ank o di Get-Sut. Le ragazze che vi vedranno passeggiare diranno: come vorrei appoggiarmi a quelle canne e sospirare nei boschetti." prese a gridare; qualcuno  guardò, ammirò, contrattò, ma Mosè aveva già scelto il malcapitato su cui porre gli occhi rapaci: un gioielliere.
"Se fossi una ragazza impazzirei di gioia di fronte a queste meraviglie." esclamò, fingendosi estasiato davanti a spille, anelli, collane; al suo fianco Djoser seguiva muto la scenetta.
"Non sei una ragazza, ma avrai una sorella, una madre o un'amica a cui donare una di queste gioie." esordì il mercante, ignaro della trappola di parole in cui si stava per cacciare.
"La mia promessa mi aspetta nella casa di suo padre, dove sto per farle visita. Non ho avuto ancora il piacere di conoscerla. Siamo ancora troppo giovani, io e la mia bella."
"Quale occasione migliore per presentarsi a lei con un gioiello.” "Un paio di orecchini d'oro... forse."
"Un paio di orecchini d'oro." ripeté sorridendo l'altro.
"Per ora ho comprato due canne da passeggio per suo padre."
"Due canne per il padre e niente per la figlia?"
"Sono talmente belle che vorrò tenerle tutte e due. Potrei cederne una per un paio di orecchini, ma non vedo orecchini degni dello scambio. Le mie canne sono troppo preziose."
"Non  vedi orecchini degni di scambio? - ripeté il mercante un po' indispettito  dall’incompetenza del suo interlocutore - Queste due gocce di corniola imprigionate in un cerchio d'oro non ti sembrano degne di ornare il lobo della tua bella?... E questi  due turchesi? Non sono più luminosi della Celeste Nut? Non  potrebbero degnamente ornare le orecchie di una graziosa ragazza, mio giovane signore?" continuava il mercante, ormai in trappola.
"Le due gocce di corniola." disse il ragazzo.
"Così sia! - si arrese l'altro - Due orecchini per una canna."
"E' il miglior affare della tua giornata, mercante, ma il mio è il cuore  di  un  innamorato."  Sospirò Mosè  prendendo   gli orecchini e tendendo una delle canne, poi si allontanò rapido.
"Adesso cerchiamo una collana d'oro."
"Pensi per davvero di scambiare quegli orecchini con una collana?”
"Certo! Cerchiamo qualche ladruncolo."
 glio di piume di pavone e lo stesso pavone, il Ratto, però, finì a contrattare la canna da passeggio.
Un'ampolla  di profumo per una canna da passeggio dall'impugnatura d’argento finemente scolpita: un non facile scambio!
 (continua

brano tratto da "DJOSER e lo Scettro di Anubi"

I libri sono disponibili presso le migliori librerie o la Editrice MONTECOVELLO   oppure in rete:
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oppure direttamente all'AUTRICE
mariapace2010@gmail.com

sabato 8 dicembre 2012

DJOSER e lo Scettro di Anubi


ANTICO EGITTO - DJOSER e Lo Scettro di Anubi

l’ultimo libro di MARIA PACE                        

Romanzo storico-fantasy


edito fa SOCIETA’EDITRICE  MONTECOVELLO

 nelle migliori librerie da fine novembre



Siano in Egitto, Antico Regno – IV Dinastia.

Djoser, un ragazzo di sedici anni, allievo del Tempio di Ptha, lavora al cantiere della Piramide del faraone Khafra.

Abbandonato ancora bambino sulle rive del Nilo, Anubi, la più inquietante delle Divinità egizie, lo pone sotto la sua protezione facendo di lui una “creatura” diversa dagli altri mortali: gli permette perfino un viaggio attraverso la Duat, l’Oltretomba egizia, durante un percorso iniziatico.

La storia del ragazzo si intreccia con le vicende di un popolo unico e straordinario: scene di vita quotidiana, tecniche di costruzione di enormi strutture architettoniche, rivalità tra caste sacerdotali, intrighi di corte…

Si affacciano su questi scenari, lungo le rive di un fiume brulicante di vita, personaggi come Mosè il Ratto, piccola e simpatica canaglia, Osorkon di Tanis, ufficiale di Sua Maestà, arrivato dal Delta con l’inseparabile falco, il principe Thaose, nipote anticonformista del Faraone, e non mancano personaggi come Hetpher. Djeda o Kabaef, “grandi di magia”… Tutti loro condurranno il lettore attraverso un percorso di magico splendore e misteriosi rituali, ma sempre segnato da rigorosa ricostruzione storico


mercoledì 5 dicembre 2012

Sotto l'albero di Natale



Sotto l'albero di Natale c'è sempre un posto per un buon libro.
Posso suggerire il primo volume di una saga  storico-fantasy sull'Antico Egitto?
 il titolo è

DJOSER e lo Scettro di Anubi

edito da:  SOCIETA' EDITRICE  MONTECOVELLO
nelle migliori librerie

editor  Domenico di Mauro
 autore  Maria Pace